Si era giovani e neopatentati quell’estate di molti anni fa in cui, per aspettare che si attenuasse il caldo pomeridiano, per altro abbastanza sostenibile per le vie di Guardiagrele, decidemmo di fermarci davanti al Bar Maiella di Nino Polzella, ultimo gestore di uno storico esercizio fondato molti anni prima da Comincio D’Angelo. Si stava recriminando sulla scomodità delle strade del nostro territorio, in particolare quella che tra curve e saliscendi conduce a Gessopalena e, considerando il tracciato della strada che all’epoca conduceva al capoluogo teatino, si comprendeva di non poter pretendere di meglio nel percorso tra le valli di Aventino e Sangro.

I nostri discorsi furono ascoltati da Arcangelo Di Sciascio, un anziano signore che conoscendoci benissimo si permise di intervenire con un’osservazione che di cui certamente prevedeva l’effetto che avrebbe avuto presso di noi ragazzi. Il signore in questione, che tutti chiamavamo rispettosamente “don Arcangelo”, era uno dei figli ed eredi professionali di “Filice di Palline”, il più importante imprenditore di opere stradali di inizio secolo scorso in Abruzzo e dintorni. Quando buttò lì con ostentata noncuranza la frase «Certo. Quelle strade le ha progettate un asino!», tutti pensammo che avesse conosciuto personalmente il disegnatore del tracciato e che quel qualcuno non aveva goduto della sua stima professionale. Non ci stupì la pesantezza del giudizio, che chiaramente condividevamo, piuttosto il fatto che venisse da una persona notoriamente rispettosa delle forme, soprattutto nel linguaggio.

Soddisfatto dell’effetto ottenuto, proseguì con una spiegazione che ci lasciò completamente spiazzati. Ci spiegò che, fino a non molti decenni fa, per definire i tracciati stradali non si disponevano di rilevazioni dettagliate del territorio e quindi i tecnici non potevano essere d’aiuto. Le strade dovevano essere percorse principalmente da carrozze e carri a trazione animale e la loro principale caratteristica doveva essere quella di presentare pendenze minime. Sappiamo bene che nel nostro territorio solitamente non si può procedere in linea retta tra un paese e l’altro. Si può sempre farlo a piedi e in molti casi a cavallo inerpicandosi lungo i rilievi del terreno. Per rendere possibile i viaggi su carri e carrozze, la trazione animale richiedeva percorsi con pendenze non eccessive che la sapienza dei somari permetteva di identificare. Bisogna, infatti, sapere che questo animale ha due spiccate caratteristiche: è capace di ritrovare sempre la strada di casa ed evita testardamente di arrampicarsi su terreni in forte pendenza.

I costruttori di strade definivano il tracciato prendendo un somaro che dimorava in uno degli estremi del futuro percorso; lo portavano in qualche modo all’altro estremo e lo lasciavano libero di tornare a casa. Bastava seguirlo mentre procedeva disegnando curve e tornanti per ritrovarsi con il tracciato migliore possibile! Seguendo le indicazioni di un somaro, la costruzione della strada poteva iniziare.

Dopo quel racconto cominciammo a guardare con occhio diverso quest’animale per arrivare a scoprire le sue grandi qualità misconosciute.

Approfondendo le informazioni e le dicerie che lo riguardavano si riuscì a scoprire quanto ingiustamente oggi l'asino sia spesso associato all'umiltà o alla testardaggine mentre, storicamente, è stato considerato una cavalcatura degna di un re.

I sovrani, infatti, sceglievano la cavalcatura in base alla situazione politica e militare. In tempo di guerra i re comparivano a cavallo o alla guida di un carro perché il cavallo era indice di forza militare, velocità e distruzione. In tempo di pace, invece, i re cavalcavano un’asina o un asino che arrivava a rappresentare la funzione del sovrano come amministratore di giustizia e apportare di benessere al popolo. Di questo abbiamo anche molti riferimenti biblici e storici.

Personaggi regali dell’Antico Testamento, come Saul, Davide e Salomone, sono spesso associati all'asino come cavalcatura da dignitari. Il profeta Zaccaria preannuncia un re "giusto e vittorioso" che entra in città cavalcando umilmente un asino che segnava la fine dei carri da guerra. L'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, ricordato come la Domenica delle Palme, riprende esattamente questa simbologia regale e pacifica. Scegliendo un asino invece di un cavallo, Gesù si presentò come un re di pace e non come un conquistatore militare.

A differenza della percezione moderna, l'asino era considerato un animale pregiato e intelligente. La sua natura mansueta e la capacità di portare pesi lo rendevano perfetto per rappresentare un sovrano "vicino" al suo popolo e dedito alla cura della terra piuttosto che alla gloria delle armi.

Avemmo poi diverse opportunità di renderci conto delle sue eccellenti doti di intelligenza che noi umani spesso scambiamo per testardaggine. Andiamoci cauti con queste facili accuse perché il più delle volte la sua tenace riluttanza è un segnale per farci capire che stiamo sbagliando noi!

Fu così che piano piano dal Bar di Comincio il somaro iniziò ad esserci particolarmente simpatico.

Ultimo aggiornamento ( 15 Aprile 2026)