Il 25 febbraio ricorre l’anniversario dell’eccidio perpetrato dalle truppe giacobine francesi nella nostra città.

A Guardiagrele si menziona spesso da parte di tanti e in molte occasioni quello che accadde in quel maledetto 1799 ed è molto significativo che questo avvenga dopo oltre due secoli di assenza di iniziative non estemporanee per ricostruire quei fatti nella nostra storia locale. Certamente non sono mirate a questo le manifestazioni – sia pur lodevoli – organizzate in corrispondenza delle annuali ricorrenze.

Tante sono le domande aperte a cui nessuno storico può pretendere di aver già fornito risposte chiare e definitive e molti ne fuggono giustificandosi con la scarsa rilevanza di quegli avvenimenti alla luce degli sconvolgimenti a livello europeo entro cui ricadono.

Alcuni storici, tuttavia, si occupano delle insorgenze anti-giacobine sul territorio italiano, ma a Guardiagrele dedicano, sì e no, una citazione di passaggio.

Una faccenda strana e, diciamolo pure, un tantino inquietante a fronte delle tante domande che continuano a circolare. Sembrano aspetti futili che però, in quanto tali, dovrebbero avere pronte spiegazioni e invece…

 

Proviamo a buttar giù qualcuna delle tante domande.

Senza voler risalire ai Franchi, ma certamente arrivando ai goumiers e alle marocchinate dell’ultimo conflitto mondiale, come mai i francesi hanno goduto sempre di una buona dose di benevolenza politica, legale e morale?

Chi erano veramente i manigoldi ai quali i francesi lasciarono campo libero dopo che loro avevano fatto tutto quel che potevano fare quel 25 febbraio?

Escludendo che al loro seguito ci fossero “bande di intellettuali” giacobini e considerando che la maggioranza dei comuni cittadini (persino tra i “lazzari”!) era filo-borbonica anche nei centri “liberati”, a quale strato sociale appartenevano questi criminali?

Se fossero stati solo diseredati in stato di necessità, tenendo conto del rispettivo numero di abitanti in quegli anni, gli sciacalli provenienti da Lanciano avrebbero dovuto essere il triplo rispetto a quelli originari di Orsogna, e allora perché si continua a parlare solo di orsognesi? Sarà forse perché gli orsognesi avevano una missione ben precisa da svolgere e riguardava gli archivi pubblici? Ma se ci fosse stato questo “commando orsognese”, una volta conseguito l’obiettivo primario, avrebbero avuto il tempo per dare un significativo contributo alle ruberie, alle violenze e agli stupri?

E poi, è plausibile che i ben addestrati francesi si siano lasciati sfuggire il tesoretto di San Giovanni, nella chiesa lungo il percorso di avvicinamento, lasciandolo agli orsognesi arrivati molte ore dopo?

E come mai, tra i cosiddetti informati, si continua a indicare una certa famiglia responsabile del via libera all’ingresso delle truppe francesi mentre chi, tra i cittadini, ha conservato una tradizione orale chiama in causa un nome diverso?

Ed è campata in aria l’ipotesi che continua ad essere sussurrata circa il “facilitatore” che non avrebbe avuto proprio encomiabili spinte libertarie ma che si sia fatto più che adeguatamente compensare?

E infine, tanto per chiudere, qual è il motivo per cui documenti relativi a queste vicende, conservati presso alcune famiglie cittadine, vengono ancora gelosamente custoditi?

Noi non siamo storici e quindi è inutile pensare che potremmo essere in grado di fornire risposte adeguate e convincenti. Le domande sono molto simili a quelle che si pone l’uomo della strada di fronte a certe notizie riportate su giornali o diffuse da notiziari. I giornalisti e i magistrati hanno strumenti e competenze per approfondire. Nel nostro caso attendiamo aggiornamenti da storici qualificati.

Ultimo aggiornamento ( 27 Maggio 2026)