La decisione dell’Amministrazione Comunale di ricordare la nascita del nostro illustre poeta, Modesto Della Porta, collocando quattro ulteriori panchine nella parte più frequentata del centro storico di Guardiagrele ha suscitato un buon numero di critiche da parte di cittadini.

Il Sindaco Di Prinzio, forse perché avrà captato alcune di esse, si è premurato di pubblicare un post su Facebook in cui, elogiando l’iniziativa della sua Amministrazione, fornisce una serie di informazioni che “a posteriori” dovrebbero salvaguardarlo da ogni possibile critica.

Tuttavia, come ogni cittadino che ha a cuore il bene pubblico (diverso dal bene delle Amministrazioni a qualsiasi livello), riteniamo che la questione non possa essere chiusa. Se il risultato è discutibile e viene, giustamente, discusso, non ci si può limitare ad una valutazione positiva superficiale solo per alcuni aspetti. Almeno come insegnamento per il futuro, è bene che il maggior numero di particolari vengano riesaminati e magari scoprire che, anche quegli aspetti che apparivano positivi, forse non lo erano o, magari, non tanto quanto percepito sbrigativamente.

Proviamo a fare questo esercizio seguendo le affermazioni del Sindaco che analizza in particolare la situazione della panchina di largo Auriti, quella con le caratteristiche, tutto sommato, migliori. Per le altre, il discorso va scalato.

Collocazione e finalità d’impiego

 

Il Sindaco dichiara che la panchina di largo Auriti «La possiamo usare per riposarci, per fotografare il Duomo, per leggere un libro, tutto con i raggi del sole che ci illuminano».

Ebbene, tutte le panchine precedentemente disposte lungo il Corso sono utilmente impiegate per riposarsi nel cammino e scambiare quattro chiacchiere tra conoscenti. Alcuni vi leggono e commentano i giornali. Non pensiamo se qualcuno sia mai riuscito a leggervi libri: il movimento pedonale tipico del nostro centro cittadino non garantisce la concentrazione necessaria. Ci si ritrova soggetti a continue distrazioni e interruzioni che costringono spesso a rileggere continuamente la stessa pagina. Alla Villa e al Piano si riesce a farlo molto più agevolmente e più comodamente.

Si consideri poi che le dimensioni della seduta non consentono la sistemazione comoda di due persone e quindi anche la socializzazione, che, per altro, si disinteressa dell’ambiente circostante, non ne viene incentivata. Ci si può consolare col fatto che l’opera sarà molto apprezzata per una breve sosta di signore con la borsa della spesa. E pensiamo che, tutto sommato, questo obiettivo, sia pur ridimensionato, Modesto l’avrebbe gradito.

Tutto questo solo nelle giornate e negli orari favorevoli che poi, nell’anno, non sono molti. Sedersi piacevolmente su panchine in lamiera metallica mentre il sole ci illumina può capitare solo nelle poche belle giornate fresche di mezza stagione. Per il resto, lamiere bollenti o gelide, spesso anche bagnate.

Diverso è il caso di turisti. Questi, solitamente, non hanno molto tempo per soffermarsi e, magari, si faranno volentieri, al volo, foto sulle panchine, lamentandosi però degli sfondi a disposizione (per avere il Duomo come sfondo da largo Auriti si è costretti a innaturali contorsioni all’indietro). Situazione ben diversa rispetto a quella della preesistente panchina di Modesto nella loggia di via Orientale.

Le foto al Duomo, poi, si fanno all’impiedi e, in tal caso, panchina e fioriera possono solo essere di intralcio.

Valore storico-artistico

Il Sindaco aggiunge che «Il colore e il logo sulla seduta e sulle fioriere (logo degli Orsini) sono stati scelti da un nostro concittadino esperto di arte e storia di Guardiagrele».

Nulla viene detto sul valore prettamente artistico delle opere e, comunque, ci asteniamo da commenti a riguardo perché non adeguatamente preparati. Ci fidiamo, anche se abbiamo difficoltà a capire la motivazione di una realizzazione metallica in lamiera stampata e incisa nel contesto urbano guardiese. Ci sforzeremo di capirlo non appena qualcuno ce lo spiegherà.

Qualcosa ci sentiamo di dire, tuttavia, sulle scelte demandate a un ignoto concittadino esperto di arte e storia locale. Il colore ci trova d’accordo ma non sembra essere una scelta coraggiosa (infatti, probabilmente, l’avremmo indicato anche noi “perché il grigio sta bene su tutto”).

Viceversa, tanti dubbi permangono sulla necessità di riportare estensivamente un “logo” che gli Orsini non hanno mai saputo di avere e sul rapporto che poteva esserci tra Modesto e gli Orsini. Per quel che ci risulta, il Nostro era figlio di una Vitacolonna, ramo familiare acquisito dai Colonna, ghibellini acerrimi nemici dei guelfi Orsini. Forse questo è il motivo per cui il Sindaco scrive «Modesto Della Porta è stato un Poeta ironico e con la sua stessa ironia vogliamo ricordarlo»!

Per completare questa parte, prendiamo in esame i versi del nostro Poeta incisi nelle panchine. Ci chiediamo se è stato necessario un consulente esperto di dialetto per scegliere i versi del sonetto più noto di Modesto (qualcuno dice che non sia esattamente il migliore) e assegnargli poi l’incarico di controllare che siano stati copiati bene. Vogliamo credere che questo consulente abbia sdegnosamente rifiutato qualsiasi compenso diretto e indiretto per la sua prestazione e comprendiamo se non vuole essere menzionato.

A riguardo, però, dobbiamo ancora aggiungere una nostra convinzione: Modesto, già autore di un pungente componimento che stigmatizzava l’uso dei fogli stampati con le sue opere per avvolgere le “sardelle”, si sarebbe certamente espresso in modo simile a riguardo di chi ha apposto i suoi versi in una panchina proprio nella posizione in cui saranno coperti dal poco nobile fondoschiena dell’utilizzatore!

Aspetti tecnici

La lamiera scatolata impiegata nelle opere, soprattutto in presenza di forature che consentono l’ingresso di acqua e umidità, è soggetta a rapida ossidazione interna sulla quale non è possibile intervenire. Nelle auto di qualche decennio fa, ci si ricorda dei temuti buchi da ruggine che comparivano dopo solo pochi anni.

All’esterno, sul quale sarà inevitabile l’azione aggiuntiva operata dai nostri amici a quattro zampe, sarà possibile intervenire asportando (quando necessario) l’ossido e riapplicando la verniciatura. Quest’ultima operazione, però, dovrebbe essere fatta inviando l’opera e ditte specializzate perché, alla seconda riverniciatura manuale con le normali tecniche, le incisioni (scritte e loghi) saranno pressoché invisibili.

La prossima amministrazione, o quella dopo, potrà avere i suoi motivi per rimuovere tutto e risparmiare le relative ingenti spese.

Sempre a proposito di manutenzione, concludiamo con un cenno alle belle fioriere per l’occasione adeguatamente approntate. Infatti, non sembra essere stata colta l’esperienza acquisita con le altre fioriere pubbliche presenti o rimosse nel centro cittadino. È legittimo chiedersi: è stato indicato chi (ufficio comunale o appaltatore) dovrà con periodicità stabilita, da adesso e nei prossimi anni, provvedere alla risistemazione delle piantine almeno fino all’inizio dell’autunno? Tutti possono facilmente immaginare cosa diventeranno, altrimenti, quelle fioriere.

Ultimo aggiornamento ( 29 Settembre 2025)