Cari amici di questa "Cantine",

come si usa dire da queste parti, “parleme nu’ fesse a la vote. Mu parle ji’”!

Sta montando un’inconsistente polemica sulle dichiarazioni del maestro Enrico Melozzi dopo il successo di ascolti de “la Notte dei Serpenti”, spettacolo di piazza e di televisione da lui ideato e diretto.

L’innesco è stato dato da chi ha voluto riplasmare le parole del maestro che, prese per altro verso, risulterebbero addirittura banali. Infatti, cosa c’è di più ovvio che sottolineare la necessità di smussare le asperità dialettali quando si vuol rendere un prodotto della nostra cultura tradizionale fruibile ad una platea che superi l’ambito strettamente locale? E se poi aggiunge che sarebbe opportuno avere a disposizione un dialetto standard da utilizzare per questo tipo di operazioni, dov’è lo scandalo? Invece, artisti e accademici vengono coinvolti nella polemica con vesti stracciate al grido di “Melozzi vuole imporci un dialetto unico e fasullo!”.

Le polemiche hanno spesso un tornaconto per i protagonisti e risultano divertenti per chi le segue spassionatamente dall’esterno dell’agone. Per evitare di farsi cattivo sangue, vogliamo ricordare che queste cose si sono sempre fatte e lo stesso maestro Melozzi non vuole attribuirsi meriti da pioniere: tutta la grandiosa canzone napoletana è nata per opera di raffinati scrittori e poeti che in molti casi napoletani non erano e, quando lo erano, non si esprimevano in dialetto partenopeo nella vita quotidiana (si pensi, ad esempio a D’Annunzio).

Il popolo dei vichi cantava quelle canzoni senza porsi problemi quando il testo non era proprio familiare.

 

Vogliamo poi dimenticare Eduardo e i suoi aggiustamenti per le platee lontane dall’area campana?

E Gilberto Govi con il suo altrimenti incomprensibile genovese? E Cesco Baseggio?

Tantissimi i casi. Anche il nostro Modesto Della Porta fu costretto a subire interventi proditori sui testi con le stesse finalità.

Insomma, ha senso chiedere opinioni all’encomiabile Setak facendo riferimento a Melozzi come colui che vorrebbe imporre a tutti noi abruzzesi un dialetto omologato per spregevoli obiettivi commerciali? Stessa cosa per gli altri intervistati pur di far montare la polemica aspettando la dichiarazione (comprensibile) che loro non lo farebbero mai. Ognuno ha i propri obiettivi - pensate un po’: anche politici - e continui pure a perseguirli legittimamente.

Noi restiamo a guardare perché (lo confessiamo) al vaudeville ci siamo sempre divertiti.

Cari saluti a tutti dal vostro

Giansante "lu Principale"

 

(19.09.2025)

Ultimo aggiornamento ( 22 Febbraio 2026)